Quale futuro per la riforma delle intercettazioni dopo il cambio di Governo?

Nel nostro ultimo contributo sulla riforma del sistema delle intercettazioni avevamo messo in rilievo le difficoltà di riformare il sistema stesso dopo l’ennesima proroga al 31.12.2019 della entrata in vigore di tutto il progetto legislativo di cui al d.lgs. n. 216 del 2017 in ragione dei contrasti fra le forze politiche all’epoca facenti parte della maggioranza di Governo, contrasti da attribuire prevalentemente alla possibilità o meno di pubblicare sugli organi di stampa i brani delle intercettazioni.

Questi contrasti purtroppo non avevano permesso di trovare una soluzione condivisa sul progetto di riforma con il risultato di disporre l’ennesima proroga al fine di avere più tempo per appianare tali contrasti.

Il recente cambio di Governo

Nel frattempo è intervenuto un cambio di Governo in base al quale, ferma restando la presenza del Movimento 5 Stelle, il Partito Democratico e altre forze riconducibili alla Sinistra hanno sostituito la Lega nella compagine governativa anche se la titolarità del dicastero della Giustizia è rimasta nelle mani dello stesso Ministro del Governo “Conte-1”, l’onorevole Alfonso Bonafede.

Ci chiediamo allora quali conseguenze potrà avere il cambio di esecutivo sulla riforma del sistema delle intercettazioni, esecutivo che qualche giorno fa ha raggiunto una sostanziale intesa su altri temi in materia di Giustizia senza tuttavia affrontare specificamente la questione della suddetta riforma.
Una prima constatazione abbastanza evidente è che, a fronte del cambio di titolarità di molti altri Ministeri, la conferma di Bonafede come Guardasigilli sta a significare che da parte della forza politica di cui è espressione e del Presidente del Consiglio dei Ministri c’è piena fiducia sul Ministro e piena condivisione del lavoro svolto fino a quel momento nel precedente esecutivo.

Ricordiamo che appena insediato nel Governo “Conte-1” il Ministro Bonafede aveva pesantemente criticato il progetto di riforma delle intercettazioni di cui al decreto legislativo n. 216 del 2017, promettendo di eliminarlo completamente, progetto elaborato dal precedente Ministro della Giustizia Andrea Orlando diventato ora alleato nel nuovo Governo e, se per ora tale intendimento non è stato pienamente attuato, si è già proceduto ad una significativa modifica dell’anzidetto decreto legislativo attraverso la legge cosiddetta “Spazzacorrotti” che, modificando l’art. 6 del decreto stesso e l’art. 266 del codice di procedura penale aveva ammesso l’utilizzo del captatore informatico in ambito domiciliare anche per le indagini dei reati dei pubblici ufficiali contro la P.A.

Lo stesso Ministro è favorevole alla pubblicazione dei brani di intercettazione sugli organi di stampa purché rivestano “pubblico interesse” (qualunque cosa si intenda per “pubblico interesse”) mentre ad oggi non sono emerse dichiarazioni significative del nuovo alleato di Governo sulla questione;  eppure il progetto di riforma che Bonafede voleva cancellare o modificare in maniera significativa era stato messo a punto dagli uffici del dicastero allora guidato dal Ministro Andrea Orlando.
Se un progetto di riforma del sistema delle intercettazioni dovesse arrivare entro la data di scadenza dell’ennesima proroga sarà a nostro avviso progettato da parte del ministro Bonafede e una volta pubblicato conosceremo le reazioni del nuovo alleato di Governo.

Autorevole dottrina e, nel nostro piccolo, su queste pagine anche noi con vari contributi avevamo messo in rilievo più volte le varie criticità dell’originario progetto di riforma: dalla farraginosità della stessa a severe criticità in materia di informatica forense, criticità sulla cui risoluzione non abbiamo trovato accenni nelle varie dichiarazioni del Ministro che al contrario ha sempre difeso l’utilizzo del captatore nelle indagini, a partire da quelle per i reati dei pubblici ufficiali contro la P.A.

di Alfonso Buccini

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