Recensione di Errore di sistema, Edward Snowden, Longanesi, 2019

Edward Snowden è un informatico che fino al 2013 è stato un ex-tecnico della CIA e dipendente di Società che hanno prestato la loro opera come consulenti della NSA, la National Security Agency degli Stati Uniti d’America ed è noto per aver rivelato pubblicamente dei dettagli riservati dei programmi di sorveglianza di massa dei Governi americano e britannico.

Per chi ha seguito nel corso degli anni le sue vicende, a partire dal momento in cui venne allo scoperto decidendo di rivelare i dettagli di tali programmi di sorveglianza, la sensazione che rimane al termine della lettura del suo ultimo libro pubblicato da pochi giorni, “Errore di sistema” edito in Italia da Longanesi, è una sensazione di parziale delusione, non aggiungendo il libro nulla di rilevante se non nei dettagli e nella vicende personali e della sua famiglia a quanto già reso noto con articoli e interviste una volta che la sua storia è balzata agli onori delle cronache di tutto il mondo.

Il libro è infatti una autobiografia che ha inizio con il racconto dei primi anni di vita del giovane Edward, figlio di due dipendenti statali, che come tutta la generazione che ha vissuto l’adolescenza durante l’avvento dei primi computer e la nascita di Internet dimostra subito la sua abilità nell’uso di tali tecnologie e grazie a questo iniziò poi a lavorare come abile sistemista fino ad arrivare a prestare la sua opera per la CIA ed infine per la NSA sia come dipendente interno che come consulente.

La parte interessante della storia ha inizio dopo i fatti dell’11 settembre 2001 quando gli Stati Uniti d’America, sorpresi dagli attacchi terroristici arrivati a colpire nel cuore del Paese senza che i servizi di intelligence fossero riusciti a prevenirli, iniziarono da quel momento ad elaborare programmi di sorveglianza di massa per i quali, sia direttamente che attraverso contratti di consulenza con Società private, iniziarono a reclutare abili sistemisti e programmatori fra cui lo stesso Edward Snowden.

Egli quindi partecipò direttamente allo sviluppo di tali programmi con la NSA, fino a quando iniziarono i suoi dubbi di coscienza che lo portarono alla decisione di far uscire la relativa documentazione in gran segreto da una sorvegliatissima base della stessa NSA con la collaborazione di alcuni giornalisti attivi nel campo dei diritti umani per poi rivelarne l’esistenza.

Gli incontri clandestini ad Hong Kong, la sua decisione di raggiungere l’Ecuador per sfuggire alla caccia del FBI attraverso Cina, Mongolia e Russia, dove il suo viaggio si è fermato e dove Snowden ancora vive in esilio e su cui pende sempre un ordine di cattura del Governo Americano che non ha visto di buon occhio questa ultima pubblicazione contenente segreti delle Agenzie di Intelligence che lo stesso Snowden una volta assunto si era impegnato a non pubblicare e che ha avviato una denuncia in tal senso.

Un sistemista o un programmatore si sarebbero aspettati invece in questo volume una spiegazione tecnica più approfondita degli anzidetti programmi segreti di sorveglianza, da “Stellar Wind” a “Xkeystore”, ma l’Autore rimane su un taglio meno tecnico che rende il libro più una “spy story” classica, in particolare nella parte in cui lo stesso Snowden racconta il modo in cui è riuscito man mano a portare fuori i files contenenti i vari documenti e le tecniche di crittografia e mascheramento adottati per non farsi scoprire dalla sorveglianza.

Il libro a nostro avviso è adatto e ci sentiamo di consigliarlo a chi non ha seguito la vicenda di Snowden e che in questo modo può capire come veniva esercitata la sorveglianza di massa, alle giovani generazioni che della tecnologia, sia essa quella degli smartphone e dei tablet che quella definibile come Internet of Things vedono solo i vantaggi ma non si avvedono dei rischi che per la propria privacy essi possono rappresentare e soprattutto lo consigliamo a chi non ancora compreso che la vera ricchezza per i big del web a fini di lucro e per gli Stati a fini di sorveglianza sono i nostri dati, quelli che noi mettiamo ogni giorno in circolazione nel momento in cui ci connettiamo con qualcuno di questi strumenti.

di Alfonso Buccini

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