Crime dot com. Il potere dell’hacking dai virus ai brogli elettorali

Crime Dot Com

In questo articolo viene riportata una recensione del volume di Geoff White dal titolo “Crime dot com. Il poter globale dell’hacking dai virus ai brogli elettorali“, edito da Odoya e pubblicato nel 2022

Il titolo è tradotto dall’originale “Crime Dot Com – From Viruses To Vote Rigging How Hacking Went Global“.

Appena completata la lettura di questo libro, il primo pensiero è andato ad una citazione di Cicerone riportata nel “De Oratore” e molto nota anche nei nostri tempi moderni “Historia magistra vitae”.

Infatti, anche per quanto riguarda tematiche tecnologiche, apprendere lezioni dal passato è buona norma per evitare di ripetere gli stessi errori o, in questo caso, per cadere vittima della parte “cattiva” delle tecnologie informatiche e della Rete.

Crime Dot Com: brevi storie di hacking e attacchi informatici

Il libro inizia con una ricostruzione assai precisa della storia dell’hacking.

Partendo dai primi hacker espressione della cultura hippie e dei movimenti di protesta online, arriva poi alle attuali bande organizzate di criminali informatici che agiscono sia per motivazioni strettamente economiche di guadagno di denaro e sia come “braccio armato” nella lotta in Rete fra Stati dove in molti casi.

La storia più recente è ricca di attacchi ad infrastrutture critiche di particolare rilievo che possono portare a seri problemi per tutti gli abitanti dello Stato attaccato.

Ad esempio, un attacco informatico iniziato l’antivigilia di Natale del 2015 in Ucraina portò ad un blackout su gran parte del territorio dello Stato con problemi enormi in termini soprattutto di mancato funzionamento degli impianti di riscaldamento tenuto conto delle temperature sensibilmente negative che in quelle zone si raggiungono nella stagione invernale.

Leggere oggi del primo virus informatico che ha iniziato a circolare su scala globale in Rete, “I love you”, può far sorridere gli informatici più esperti.

Sono passati oltre vent’anni di distanza dalla sua propagazione, per la natura e le caratteristiche tecniche del virus che pure infettò un numero enorme di computer.

Ma se rileggiamo le modalità di diffusione fra gli utenti di allora, ritroviamo molte tecniche di inganno ancora oggi impiegate dai criminali informatici per diffondere ransomware e malware di portata distruttiva ben più elevata dei virus dei primi anni duemila.

Conoscere queste tecniche, se non si è un esperto di sicurezza, può essere quindi di aiuto per evitare di essere fra le vittime di questi nuovi e potenti malware.

Perchè si usano malware?

Tramite uso di malware si mira ad ottenere guadagni economici.

Molto spesso, tali software malevoli sono usati come armi cibernetiche per criminali informatici al soldo di Stati nazionali che vogliono danneggiare altri Stati attraverso attacchi alle loro infrastrutture critiche.

Campagne di odio, disinformazione e fake news

Con il passare degli anni, oltre a virus, malware e ransomware, hanno fatto la loro comparsa sulla Rete anche le campagne d’odio e disinformazione contro le quali si sono attivate anche importanti organizzazioni internazionali.

Le campagne d’odio si alimentano spesso di fake news e che vengono usate con l’obiettivo di screditare una persona, una organizzazione, una classe politica.

Il fine, in particolare nell’ultimo caso, è quello di di condizionare un risultato elettorale come successo nella campagna presidenziale USA del 2016.

Il volume Crime Dot Com descrive con dettaglio questa vicenda e, leggendola con attenzione, si può imparare o affinare le proprie capacità di riconoscimento di campagne di odio e disinformazione ed evitare di rimanerne vittime anche nel futuro.

Tutte queste storie, essendo riferite in molti casi a svariati anni fa, potrebbero apparire come “archeologia” informatica, tuttavia contengono importanti lezioni che se ben apprese ci eviteranno di incorrere nelle stesse conseguenze.

Persone, organizzazioni e Stati hanno sperimentato in quegli anni tutti gli effetti di questi strumenti in un’epoca in cui le “armi” tecnologiche erano meno distruttive di quelle moderne, con tutte le conseguenze in termini di impatto dannoso.

Conclusioni sul volume Crime Dot Com

In genere, per apprezzare al meglio una pubblicazione di un Autore non italiano è preferibile la lettura della versione originale.

Non è il caso di Crime Dot Com: la professionista incaricata della traduzione ha svolto un lavoro egregio che rende la lettura molto scorrevole.

La comprensione è facilitata anche dall’uso di alcune terminologie tecniche che ormai sono uscite dal “cerchio” degli addetti ai lavori e sono sempre più comprensibili per gran parte del pubblico dei lettori “non professionisti”.

Proprio perché il linguaggio è molto chiaro, la lettura è maggiormente consigliata per chi non è particolarmente esperto di tecnologie e di attacchi informatici e quindi può essere più facile bersaglio degli stessi.


di Alfonso Buccini

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